Operai Saeco “Ci hanno rubato il Natale" + docum. storico. Salutoni rossi.
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Natale" + docum. storico. Saluton
Giornale. Redazione di Operai contro, Numero 256 del 25
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dal Fattoquotidiano
Hanno montato i gazebo e apparecchiato le tavole, portato vino e caffè per scaldarsi, e appeso qualche decorazione per creare l’atmosfera. “Ci hanno rubato il Natale, ma noi lo festeggeremo lo stesso, davanti alla nostra fabbrica“. Non abbandonano l’azienda nemmeno per le feste i 558 operai della Saeco, storico produttore di macchine da caffè, con sede a Gaggio Montano, sull’Appennino bolognese. Qui i lavoratori sono in presidio permanente, 24 ore su 24, da fine novembre, da quando la Philips, multinazionale proprietaria del marchio, ha annunciato 243 esuberi e lo spostamento di parte della produzione in Romania, dove la manodopera costa meno. Praticamente uno su due rischia di non tornare al lavoro dopo le ferie. “Se non ritirano i licenziamenti qui è una catastrofe, la montagna muore”. Così, davanti ai cancelli, c’è chi taglia panettone, chi serve la polenta e chi si scalda davanti a bidoni di lamiera. E quando un camion prova a uscire dallo stabilimento c’è sempre un gruppo che va a bloccarlo, impedendogli di muoversi. “Finora li abbiamo fermati tutti e continueremo a farlo, 25 dicembre e 1 gennaio compresi”. Tantissime le donazioni, soprattutto dai commercianti della comunità montana, che fin dall’inizio si sono mobilitati per sostenere la protesta dei dipendenti Saeco. Girando per le vie di Gaggio Montano, o della vicina Porretta Terme, si non incontra vetrina che non abbia esposto il cartello simbolo “La Saeco non si tocca”. E c’è anche chi, come i titolari della Gt Service di Gaggio Montano, ha deciso di organizzare una sorta di boicottaggio: “Qui non vendiamo più prodotti Philips”.
di Giulia Zaccariello.
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P.S. Speriamo solo che come esattamente 40 anni fa, la decisa e più che condivisibile iniziativa di lotta non diventi come al solito UN MEZZO PER INGABBIARE GLI OPERAI... vedi cronaca storica esemplare qui sotto!
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CIRCOLO DI INIZIATIVA PROLETARIA
GIANCARLO LANDONIO
VIA STOPPANI,15 -21052 BUSTO ARSIZIO –VA- Italia
(Quart. Sant’Anna dietro la piazza principale)
e-mail: circ.pro.g.landonio@tiscali.it
----------------------------------------------------Archivio docum.storici diffusi e affissi in prov. di Varese.
I 132 giorni della Innocenti: la fabbrica è occupata!
Il 26 novembre del '75 la Innocenti Leyland viene messa in liquidazione, a
seguito della delibera dell’assemblea dei soci tenutasi a Roma. Pochi minuti
dopo l’annuncio la fabbrica viene occupata e l’assemblea dei lavoratori decide
all’unanimità il presidio permanente...
Il movimento operaio e il sindacalismo di classe dal dopoguerra ai
giorni nostri - SEZIONE QUINTA: CONTRO LA REAZIONE STATALE E PADRONALE
1975-1976 (XCI: Il presidio dell'Innocenti. La via operaia Tratto da Lotte
Operaie n. 93-94 di dicembre 1975 - gennaio 1976)
SUPPLEMENTO giorn. murale del
16/12/2011 pagina di retro: Il mov. operaio... (Formato PDF)
Il 26 [novembre 1975] alle 13 la British Leyland ha
deciso di mettere in liquidazione la Innocenti, liquidando i 4.500 dipendenti
che vi lavorano. Alle 15 i sindacati metalmeccanici decidono di attuare il
presidio della fabbrica. Ciò per ottenere:
1 - la riconversione produttiva della fabbrica (carrozzerie per
piccoli pullman e autocarri leggeri);
2 - l'intervento del governo, che dovrebbe stanziare i fondi
necessari alla riconversione e sanare il deficit;
3 - la continuità produttiva dell'azienda;
4 - la difesa dei livelli occupazionali;
5 - la salvaguardia degli impianti, definiti "patrimonio
comune".
COSA SIGNIFICA QUESTO?
Della crisi dell'Innocenti se ne parla da oltre un anno; ma solo
negli ultimi mesi si è andata delineando l'unica soluzione possibile per la
salvaguardia dei profitti capitalistici: eliminazione di 1.500 operai, aumento
della produttività, eliminazione di alcune conquiste ottenute dagli operai
negli anni precedenti. Tutto questo per l'obiettivo ormai comune ai capitalisti
di tutto il mondo (privati, pubblici o multinazionali) che, per acquistare
competitività nei confronti della concorrenza, attuano l'unico modo possibile
per un padrone: ridurre i costi di produzione, aumentare la produttività, cioè
a eliminare manodopera, aumentare lo sfruttamento in
fabbrica irregimentare il lavoro.
Già da agosto i sindacati avevano accettato, in linea di massima,
questo programma. Infatti già da allora concordano con governo e direzione la
cassa integrazione a turno per 1.500 operai, mentre i delegati sono
sguinzagliati nei reparti a far accettare ai restanti 3.000 operai l'aumento
della produttività. Questa manovra ha dato tre mesi di respiro all'Innocenti
disorientando molti operai.
Più avanti i sindacati hanno chiesto l'intervento di altre
fabbriche del settore meccanico della provincia di Milano (Alfa, Breda ecc.)
per far assorbire i 1.500 operai minacciati di licenziamento.
Oggi hanno richiesto l'intervento della Fiat e dell'Alfa per il
salvataggio dell'azienda.
ESSI STANNO TENTANDO TUTTE LE STRADE PUR DI SALVARE
L'AZIENDA!Quale che sia la soluzione che sarà adottata, questa non può avere
che uno sbocco: eliminazione di operai e maggiore sfruttamento.
Il significato effettivo di tutte le manovre messe in atto, sia
dalla casa inglese (che non si dimentichi è finanziata dallo Stato gestito dai
laburisti), sia dal governo, con la collaborazione sindacale, è appunto questo:
aumentare la produttività eliminando operai e irregimentando il
lavoro. Questo e non altro è il significato politico e di classe
dell'articolata operazione padronale di ristrutturazione alla Innocenti.
LE TENDENZE OPERAIE ALL'INNOCENTI
Tutto questo gli operai dell' Innocenti lo hanno capito molto
bene, ma la maggioranza non vuole trarne le dovute conseguenze e cioè portarsi
sul terreno della giusta risposta operaia. Rimane indecisa e si lascia
trascinare dalla politica socialimperialistica della riconversione
produttiva. Al momento riscontriamo tra gli operai quattro tendenze.
La prima, costituita da un piccolo strato di operai aristocratici,
che in ogni caso hanno la sicurezza del posto di lavoro, difende in modo aperto
gli interessi dell'azienda, sia la sua salvezza, sia il suo sviluppo.
La seconda costituita da una buona parte degli operai, non
contrasta le soluzioni padronali della crisi aziendale, tipo "riconversione
produttiva", sperando con ciò di salvare il posto di lavoro.
La terza, rappresentata da una frangia di operai radicalizzati che
reagisce all'attacco padronale con metodi energici ma senza obiettivi operai.
La quarta, costituita da un numero crescente di operai, è disposta
a lottare per la difesa dei propri interessi di classe, ma non trova ancora il
modo di organizzar si e di prendere l'iniziativa nelle proprie mani.
Queste sono le tendenze fondamentali che oggi noi vediamo operanti
all'Innocenti di Lambrate.
Una esemplificazione pratica di queste tendenze la abbiamo avuta
proprio durante il corteo interno del 29 ottobre. Il corteo è stato organizzato
dalla terza. La prima (e cioè i burocrati sindacali appoggiati dai picchiatori
di A.O.) appoggiata dalla seconda, lo ha respinto
(avvallando anche il licenziamento in tronco di 6 operai della
terza). La quarta è rimasta perplessa sul da farsi, non riconoscendosi
nell'azione dimostrativa inscenata dalla terza, in apparenza avanzata, in pratica
arretrata perché di freno allo sviluppo dell'organizzazione di lotta
proletaria.
Ma anche prima avevamo avuto una dimostrazione dell'operare di
queste tendenze come nel caso dell'aumento dei ritmi. Qui abbiamo visto che la
prima e la seconda lo hanno accettato; la terza che ha parlato di
"cedimento sindacale"; la quarta infine che senza parlare lo ha
respinto.
Man mano che la situazione diventa più tesa le relazioni tra
queste tendenze tendono a modificarsi in una duplice direzione: come sviluppo
dei contrasti tra la prima e le altre tendenze, e con lo spostamento della
seconda verso la quarta.
È necessario, per un'effettiva risposta operaia, che lo
spostamento delle altre tendenze avvenga verso la quarta e che insieme prendano
l'iniziativa di lotta nelle loro mani, costituendo i comitati di agitazione o
di lotta per il salario minimo garantito, l'aumento del salario e gli altri
obiettivi proletari.
PERCHÉ I SINDACATI HANNO DECISO IL
PRESIDIO DELLA FABBRICA
Di fronte alla durezza dell'attacco del padrone di Stato inglese e
dei suoi soci italiani, la decisione di attuare il presidio della fabbrica non
è un semplice palliativo, come qualcuno potrebbe osservare; E' UN MEZZO PER
INGABBIARE GLI OPERAI. Il presidio deve servire a logorare gli operai e a far
passare il piano di ristrutturazione in questi modi:
1 - fa accettare agli operai il ricatto "o 1.500
licenziamenti e più sfruttamento, o la fabbrica chiude";
2 - Costringere il governo o qualche capitalista privato a
intervenire con fondi e commesse per attuare la riconversione produttiva;
3 - salvaguardare il "patrimonio comune" costituito
dagli impianti;
4 - Scongiurare la minaccia di una radicalizzazione su posizioni
di classe di quegli operai ancora incerti, chiudendoli in una occupazione
fittizia e facendo intervenire sindaci, ministri e alti burocrati sindacali.
NON LA DIFESA DEL POSTO DI LAVORO, MA LA PAURA CHE GLI
OPERAI SI ORGANIZZINO PER I LORO INTERESSI: questo essenzialmente ha
spinto la F.L.M. ad attuare il Presidio.
LO SCIOPERO DEL 4 DICEMBRE
Questo è stato uno "sciopero cittadino" al quale hanno
partecipato in abbondanza ceti medi e piccolo borghesi e pochi operai. Ad esso
hanno partecipato in massa: burocrati sindacali, delegati a loro fedeli,
studenti, insegnanti e delegazioni con i gonfaloni comunali. Mancava il grosso
della classe operaia milanese compresa la stessa Innocenti, presente con un
numero modesto di operai. Questo conferma l'abisso che separa ormai i burocrati
sindacali dalle masse operaie e la rispondenza che essi riscuotono,
momentaneamente, nei ceti medi e piccolo borghesi. Il comizio sindacale,
nonostante le piroette di Lama, tese a strappare l'assenso, si è svolto
nell'indifferenza della piazza. La piazza è stata rigidamente controllata dal
servizio d'ordine sindacale, spalleggiato dai gruppi putrefatti e
dalla FGCI, che non ha trovato di meglio che cercare di sopraffare
fisicamente gli elementi del PC(ml)I che hanno osato dissentire dalle sconce
sparate patriottiche dì Lama. Questo sciopero dunque è servito, non per creare
la solidarietà operaia intorno agli operai dell'Innocenti, bensì per dimostrare
che questi sono "fiduciosi" nell'opinione pubblica, nei burocrati
sindacali e nel governo.
LA CONDOTTA SINDACALE
La FLM dopo il presidio della fabbrica, ha
trasformato lo stabilimento in un ritrovo di spettacoli (esibizioni,
musiche, films, ecc.), naturalmente in questo clima "festoso"
non poteva mancare la benedizione della "santa chiesa" che vi ha
mandato il "suo pastore" (l'arciv. Colombo) a celebrarvi la messa.
Collaborano a queste iniziative "festaiole" i raggruppamenti
putrefatti (AO, PdUP, LC) che non perdono l'occasione di introdurre le
loro mode decadenti piccolo borghesi. In sostanza i burocrati sindacali, e loro
appendici, ce la stanno mettendo tutta per addormentare e soffocare i
fermenti di
lotta che crescono ogni giorno di più.
ORGANIZZIAMO I COMITATI DI AGITAZIONE
Un'azione efficace contro i licenziamenti di massa è
possibile solo ponendo in primo piano il salario, sia come garanzia, sia come
aumento. Solo se il grosso della classe operaia si mobiliterà per il SALARIO
MINIMO GARANTITO, solo allora la lotta ai licenziamenti, da resistenza
logorante diventerà azione efficace. Un'azione efficace contro i licenziamenti
richiede inoltre una lotta irriducibile contro gli straordinari, gli alti ritmi
e la riduzione della giornata lavorativa. Solo un'azione in questo senso può
impedire licenziamenti e costringere i padroni a nuove assunzioni.
Per portare avanti un'azione di questo tipo è necessario che gli
operai più combattivi, più avanzati e più animati da spirito rivoluzionario
prendano l'iniziativa di lotta nelle loro mani, attraggano attorno
a sè gli operai più decisi, si organizzino autonomamente nel comitato
di agitazione. I comitati di agitazione sono oggi gli strumenti più adatti agli
operai per portare avanti la lotta per i propri interessi.
Da quanto abbiamo detto sopra sulle tendenze operaie all'Innocenti
risulta che per lo sviluppo della lotta operaia è necessario che la quarta
tendenza si dia la forma adeguata di azione, e si schieri senza mezzi termini
contro le tendenze aristocratiche e socialimperialiste.
Darsi subito questa forma adeguata di azione; organizzare il
comitato di agitazione per gli obiettivi proletari; è questa la via operaia.
(Continua) Milano dicembre 1975.
----------------Edizione a cura di
RIVOLUZIONE COMUNISTA
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